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Il Catalina

 
Il Catalina, o l'idrovolante contraddistinto della sigla NI-9-Q che il giorno di ferragosto del 1972 finì la sua splendida avventura volante nelle acque del Principato di Monaco.
Il Consolidated PBY effettuò il suo prima volo il 28 marzo 1935 sul lago Erie ed all'epoca venne progettato unicamente come idrovolante : decollava e ripartiva solo ed esclusivamente in acqua Soltanto a partire dal 22 marzo 1939 i tecnici applicarono anche le ruote, trasformando così l'aereo in anfibio.
Grazie a questo evoluzione tecnologica venne utilizzato da tutte le forze aeree alleate nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Anche i sovietici ne apprezzarono le doti tanto è vero che ne podussero circa 1500 esemplari di questo fortunato modello, del quale complessivamente ne vennero costruiti ben quattromilla.
Anche nel periodo post bellico il Catalina restò in produzionem utilizzato nel campo dell'aviazione civile tanto che ancora oggi alcuni di essi sono in attività ed impiegati per spegnere incendi
L'idrovolante infanti con opportuni adattamenti, è in grado in soli 14 secondi di raccogliere ben 4260 litri d'acqua, secondo, in tale specifico utilizzo, solo ai più moderni Canadair CL 215.
Un'elica del Catalina

 

L'incidente

Era il 15 agosto 1972 quando alle ore 12.45 il Catalina NI-9-Q spuntò all'orrizonte del Principato. Il bimotore anfibio, constrassegnato dalle classiche insegne statunitensi a "stelle e strisce" sulla parte posteriore della fusoliera, proveniva da Malaga con cinque persone a bordo : il proprietario, Mr James E. Stewart con la moglie, un'ospitem la marchesa de Belvis y de Soso-Aller, il pilota John D. Callahan ed il copilota. L'aereo effetueò alcuni giri a bassa quota lungo l'arco costiero monegasco sino ad arrivare all'altezza del Monaco Beach, ad un chilometro di distanza dalle spiaggio di Lavarotto. Il mistral non dava tregua, anzi rinforzò leggermente increspando il mare quando l'aereo provò ad ammarare.
La delicata manovra venne seguita con apprensione dai numerosi bagnanti : i pattini fendevano l'acqua alzando schizzi biancastri e l'aereo rimbalzava pericolosamente ad ogni tentativo. Il pilota "doveva" ammarare a tutti i costi e così riprovò ancora una volta, ma senza fortuna. Al terzo impatto il mare ghermì però il muso del Catalina e per l'idrovolante fu la fine : i motori si spensero e l'aereo restò immobile nel mare agitato come un animale colpito a morte.

Una testimonianza

"Dal portello laterale ad uno ad uno, dopo alcuni minuti di suspence e di timore dal parte della gente che ormai assiepava la spiaggia, passeggeri ed equipaggio uscirono incolumi mettendosi in salvo sulle ali - racconta Ollivier Caillaud - Solo il copilota, a quanto ricordom aveva un leggera ferita alla mano sinitra. L'aereo restò a galla per una mezz'ora buona trattenuto dalle ali e dai galleggianti, il tempo sufficiente permettere ai soccorsi di raggiungere da terra il velivolo e salvare gli occupanti."
Quando una delle pillotine raggiunse i naufraghi il muso e la cabina di pilotaggio del Catalina erano ormai sommersi, il mare frangeva pericolosamente sulle ali e in pratica solo la coda dell'aereo restava fuori dall'acqua. Pochi attimi dopo l'idrovolante venne definitivamente inghiottito dal mare inabissandosi ad una profondità di poco inferiore ai sessanta metri.
I proprietari, dopo una prima decisione di rientrare in possesso dell'aeromobile con l'ausilio di un pontone, una volta recuperati gli effeti personali ed alcune valigie giudicarono probabilmente antieconomica l'operatzione e riunciarono a riportare a galla il Catalina.

Il fondalena

L'idrovolante giace capovolta su un fondale fangoso ad una profondità di 58 m. La profondità e le mutabili condizioni di trasparenza dell'acqua spesso non consentono di godere della visione globale del relitto e conviene pertanto visitarlo girandoci attorno per godere appieno del fascino dell'immersione. il fondale intorno al relitto non presenta particolari interessanti in quanto si presenta completamente pianeggiante e ricoperto di limo, il quale si solleva facilmente intorbidendo l'acqua se si pinneggia in sua prossimità. La caracassa è ricoperta da una vita bentonica straordinariamente ricca : spirografi, gorgonie rosse e bianche abbracciano le ali e la fusoliera così come bivalvi, spugne, decine e decine di pesci che vi ruotano attorno in un'affascinante esplosione di movimento e colori.
Anche i motori e le eliche ancora intatte, la fusoliera rialzate, i cilindri disposti a raggiera e persino le ruote laterali del velivolo rendono un'escursione sull'aereo monegasco estremamente circospezione perr evitare l'innalzamento di lim e sabbia. Il movimento delle pinne o movimenti comunque bruschi del corpo posso infatti sollevare faghiglia, limitando di conseguenza la spettacolare visione d'insieme del relitto.

Testo tratto da "Navi e Relitto tra MonteCarlo e il promontorio di Portofino" di Emilio Carta.

 


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